Copertina dedicata allo Stelvio quella di settembre. Il riferimento non è a un servizio specifico; si tratta piuttosto di una sorta di icona della stagione. Perché quest’anno l’estate è arrivata tardi, ma sembra destinata a durare ancora parecchio. Si può salire in alto quindi, senza timore che l’autunno ci colga di sorpresa. Il clima sta cambiando e la conferma non è data solo dall’andamento un po’ anomalo degli ultimi mesi. Arriva anche dall’evoluzione dei ghiacciai; per toccarla con mano può bastare, tra le tante proposte di settembre, quella al Trobio, sulle pendici del monte Gleno. Ciò che resta è poca cosa (13 ettari rispetto ai 100 di un secolo e mezzo fa), ma comunque interessante. Stefano D’Adda e Marco Dusatti, autori del servizio, ci accompagnano in una lettura scientifica e alla portata di tutti. L’occasione per una bella passeggiata, l’osservazione ravvicinata di un ghiacciaio da manuale e la riprova di quanto il meteo sia una scienza complessa e difficile da prevedere.
EDITORIALE
Un nuovo sito
per crescere ancora
Un numero qualsiasi di Orobie. Quante persone lo leggono dal primo giorno in cui è in edicola a quando è sostituito dal numero successivo? Ce lo siamo chiesto qualche volta, senza mai arrivare a conclusioni significative. Un esperto ci è venuto in aiuto e così abbiamo appreso che ciascun numero è letto da circa 120-130.000 persone. Una bella cifra che dà un’idea di quanto sia ampio il circuito che fa capo alla rivista, al di là degli abbonati e di quanti l’acquistano in edicola. Ed è una cifra destinata a crescere ancora di più. Verso la metà del mese di settembre - giorno più, giorno meno – entrerà in funzione il nuovo sito web di Orobie. Non si tratta di una operazione di restyling del vecchio sito, operativo ormai da un bel po’ di anni, bensì di un sito del tutto diverso anche per quanto riguarda contenuti e obiettivi.
SOMMARIO
Se dovessimo dare una pagella al meteo dell'estate viaggeremmo, per il momento, su una sufficienza scarsa. Prima brutto, adesso bello. Motivo in più per approfittarne e recuperare il tempo «perso». Orobie di settembre ci accompagna in una viaggio a 360 per la Lombardia. Si parte infatti con il Vivione, nona tappa dei grandi passi dove la tradizione mineraria ha segnato profondamente l'ambiente di quest'area a scavalco tra la Val di Scalve e la Valcamonica. La visita al valico è così l'occasione per un'escursione in miniera. Di sicuro anche un modo per sfuggire all’afa. Nei cunicoli c'è sempre una bella arietta fresca. Più o meno la stessa che tira dalle parti del passo Bernina, altra tappa di settembre, alla scoperta degli antichi «trulli» in pietra originariamente costruiti per conservare vino e formaggi. La versione svizzera degli omologhi crotti valchiavennaschi. A proposito di cibo: per i buongustai c'è lo Scalet, latticino prodotto a Lizzola, in Val Seriana, dalla caratteristica forma piramidale che corrisponde a diversi gradi di stagionatura e altrettanti gusti. Anche per gli appassionati delle due ruote il suggerimento di prendersela comoda: una tranquilla sgambata senza alcun dislivello tra il lago di Olginate e Paderno. Infine il Rogolone, quercia monumentale (28 metri di altezza) che svetta in Val Sanagra nel territorio di Grandola e Uniti. L'ideale se il tempo regge. All'ombra della sua gigantesca chioma si sta benissimo.
L'ARTICOLO
DEL MESE
Il respiro delle miniere
Quando sulle vecchie carte topografiche militari si vede il segno di due piccoli martelli incrociati significa che lì c’è una miniera. Ebbene, se fate caso alla carta della Val di Scalve, nell’angolo nord-orientale della provincia di Bergamo, di questi segnetti ne troverete una quantità, come fossero castagne cadute da un albero. Da Schilpario in su tutta la montagna è crivellata da oscuri antri dove, per secoli, si sono estratti ferro, rame, barite. È la zona dove transita la strada provinciale, già statale, 294, diretta al passo del Vivione, la nostra meta. Spesso quando vogliamo caratterizzare una vallata chiusa da alte cerchie di monti e la sua popolazione, schiva e riservata, diciamo che l’isolamento è stato una delle cause principali. Così si dice della Val di Scalve, sbarrata dalla forra del Dezzo o chiusa dai potenti bastioni della Concarena da una parte, della Presolana dall’altra. Ma questo giudizio è spesso frettoloso e condizionato da come vediamo le cose oggi, con una rete stradale adatta alle auto e povera di alternative, specie in montagna. Non così in passato. Per esportare i minerali estratti, questa valle poteva contare su un sistema di sentieri e mulattiere notevolmente diversificato.
I
NUMERI PRECEDENTI
Nata
nell’agosto
del 1990, la rivista Orobie
si è subito affermata
per la grande attenzione
riservata al mondo della
montagna. In una prima
fase la rivista si è
occupata quasi esclusivamente
della montagna bergamasca,
solo in un secondo momento
ha qualificato la propria
linea in «natura,
cultura e turismo»
rivolgendo la propria
attenzione alla Valtellina
e alla Valcamonica, vallate
complementari alle Orobie
bergamasche, e quindi
a tutta la montagna lombarda
e al territorio della
regione.
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